Mammografia, contro il tumore del gentil sesso.

Nell’Europa occidentale e nell’America settentrionale, il tumore della mammella rappresenta la neoplasia più frequentemente diagnosticata nelle donne. Il tumore si manifesta raramente prima dei 30 anni e la frequenza cresce con il crescere dell’età.
In Italia, ogni anno, un tumore mammario viene diagnosticato a circa 33.000 donne e circa 11.000 muoiono a causa della malattia (http://www-dep.iarc.fr/eucan/eucan.htm).
Le nuove linee guide USA redatte dal servizio di prevenzione prevedono di posticipare di 10 anni lo screeening (controllo mammografico) si passerebbe, cioè dai 40 ai 50 anni di età.
L’esame, che si svolge per “giocare d’anticipo” sull’eventuale comparsa di tumori al seno, andra comunque fatto ogni 2 anni.
La notizia è stata accolta con non poche polemiche dagli esperti che, temono un sensibile aumento di casi di tumore alla mammella.Le nuove direttive sono pubblicate sulla rivista scientifica “Annals of internal medicine”.Non tutti i medici sono d’accordo, specialmente l’American Cancer Society ha già fatto sapere che continuerà a consigliare la mammografia di routine a partire dai 40 anni in quanto crede che dietro ai proclami di ritardare lo screening ci siano invece motivi economici: sembra infatti che le società di assicurazione private useranno le linee guida per ridurre l’accesso delle donne a un esame potenzialmente salvavita. In America le mammografie rappresentano un business annuale da 3,3 miliardi di dollari. Insomma in mezzo a questa disputa scientifica e forse economica, come al solito si trova il cittadino, anzi le donne, anzi le mammelle delle donne che, quando si ammalano, ogni anno, causano la morte di 500 mila donne in America. I medici che hanno stilato le nuove indicazione, giustificano il cambio di programma spiegando che spostare più avanti nel tempo la mammografia significa diminuire i possibili danni derivanti dall’esposizione eccessiva alle radiazioni, oltre a ridurre eventuali ” falsi positivi” (esito sbagliato di un esame che risulata positivo anche se non lo è in reatà).
In Italia la mammografia rilevata con diagnosi precoce è importantissima, oltre ad avere un nemico più piccolo da sconfiggere, anche le cure e gli eventuali interventi chirurgici sono meno invasivi.
 
Vediamo quando fare esame:
  • Dai 35 anni, una volta l’anno, per chi ha casi di tumori al seno in famiglia.
  • Tra i 40 e i 50 anni una volta l’anno.
  • Tra i 50 e i 69 anni una volta ogni due anni.   
 Dai 45 anni in poi, ogni due anni, l’esame si può fare gratuitamente alle asl, ma comunque anche farlo privatamente non costa tanto e comunque la nostra salute vale molto di più! Vi ricordo che la percentuale di decessi maggiore per la diagnosi di tumore al seno si registra tra i 35 e i 44 anni, quindi davvero una mammografia può salvare la vita.

Un alimentazione sana prolunga la vita.

Avvalendosi di poche misure semplici e non certo costose, ritengo che si
possa vivere più a lungo e protrarre il numero degli anni del proprio benessere
fisico. La raccomandazione principale che faccio è quella di assumere quotidia –
namente le diverse vitamine in quantità ottimale, allo scopo di integrare quelle
contenute negli alimenti.
Queste quantità ottimali sono di molto superiori a
quelle minime abitualmente raccomandate dai medici e dagli studiosi di scienze
alimentari del passato: l’assunzione della vitamina C da essi consigliata, per
esempio, non è di molto superiore a quella necessaria a prevenire lo scorbuto
provocato da una dieta insufficiente. Il mio consiglio di prenderne quantità
maggiori deriva da una nuova e più approfondita conoscenza del ruolo che
queste sostanze nutritive (non medicine!) hanno nelle reazioni chimiche vitali.
L’utilità di elevate assunzioni supplementari, indicata dalle indagini sopracitate,
è stata invariabilmente confermata dagli esperimenti clinici condotti e dagli
studi pionieristici nell’ambito della nuova epidemiologia.
Con un’adeguata assunzione di vitamine e seguendo precise regole salutari
a partire dalla giovinezza o dalla mezza età, credo che si possa potrarre la vita e
il periodo di maggior benessere fisico di venticinque o anche trentacinque anni.
La giovinezza è un periodo di infelicità; i giovani, in lotta per trovare una giusta
collocazione nel mondo, vivono in uno stato di grande tensione. D’altra parte,
il deterioramento della salute dovuto all’età avanzata rende il periodo di
tempo antecedente la morte estremamente infelice. E evidente che l’infelicità
associata alla morte in età avanzata è minore che in giovane età.
Per queste ragioni è opportuno prendere misure salutari atte a prolungare il
periodo di maggior benessere e la durata stessa della vita. Se siete già in età
avanzata al momento in cui cominciate a fare uso di supplementi vitaminici
nelle dovute quantità e a seguire altre regole per migliorare la salute, ci si può,
aspettare che il controllo sul processo di invecchiamento sia inferiore; esso
può, tuttavia, ammontare a quindici o vent’anni.
Ciò che io sostengo si basa sui risultati ottenuti da numerosissime
osservazioni riguardanti gli effetti delle vitamine dispensate in quantità variabili
ad animali ed esseri umani che si trovavano in condizioni sia di buona sia di
cattiva salute, e include significativi studi epidemiologici. Non esiste, tuttavia,
un singolo studio che io possa indicare come esempio atto a dimostrare, per
l’alto numero di statistiche fornite, che il beneficio prodotto sia davvero tanto
grande quanto io credo. Una complicazione, che discuterò più avanti, è che gli
esseri umani differiscono tutti gli uni dagli altri, poiché posseggono una spiccata
individualità biochimica. È di gran lunga più facile ottenere informazioni
attendibili sui fattori che determinano la salute dei porcellini d’India o delle
scimmie piuttosto che quella degli esseri umani e io mi sono basato, in una
certa misura, sugli studi fatti su di essi e su altre specie animali.
Non c’è alcun elemento che permetta di concludere che l’assunzione minima
necessaria di ogni vitamina si avvicini all’assunzione ottimale che favorisce un
buono stato di salute
Quando si tratta di salute, è importante chiedersi in quale misura una persona
debba dipendere dal proprio medico. Attualmente, il compito principale del
medico è quello di curare il paziente quando questi si reca nel suo studio con
una malattia specifica; generalmente il medico non fa alcuno sforzo particolare
per prevenire la malattia o per convincere il paziente a consultarlo quando si
trova in condizioni di salute assai soddisfacenti..
È particolarmente importante che non lasciate che il medico interrompa le
vostre dosi integrative di vitamine in caso di ospedalizzazione. È proprio allora
che ne avrete il massimo bisogno.
Nell’aprile del 1970 il dottor Albert Szent-Gyòrgyi,  isolò per primo l’acido ascorbico (l’altro nome della vitamina C) dalle piante e
dai tessuti animali in cui esso è contenuto. Se non si assume l’acido ascorbico nel cibo, si prende lo
scorbuto e così i medici dissero che se non si prende lo scorbuto tutto va bene.
Penso che sia un errore molto grave. Lo scorbuto non è il primo segno di una
insufficienza, ma una sindrome preletale, e, per vivere in piena salute, ne serve
molto, molto di più (di acido ascorbico).
I medici professionisti e le potenti istituzioni mediche di questo paese hanno
cominciato a farsi chiamare professionisti della salute oppure centri e società
sanitarie. Ma non sono altro che cattive denominazioni, che rappresentano,
al contrario, l’industria delle malattie. Apprezzo invece la definizione di salute,
come si legge nella costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:
«La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non
semplicemente l’assenza di malattia o infermità». E così continua: «Il godimento
del più alto grado possibile di salute è uno dei diritti fondamentali di ogni
essere umano di qualsiasi razza, religione, credo politico, condizione economica
o sociale». Ma si tratta di un diritto di cui solo una minoranza della popolazione
mondiale ha potuto finora godere: è un diritto solo per gli abitanti fortunati
di questo paese, quelli che hanno i mezzi materiali per realizzarlo.
Inoltre, grazie alla nuova scienza alimentare,
oggigiorno si possono moltiplicare i benefici derivanti da abitudini
salutari, assumendo quotidianamente una dose ottimale di vitamine essenziali.
Nessuno conosce lo stato di salute di una persona meglio della persona stessa:
è importante pensare alla propria salute e agire di conseguenza per migliorarla.

Tratto dal libro Linus Pauling, premio Nobel par la chimica.

Conservazione,meglio i surgelati o congelati?

Congelazione e surgelazione
Sempre di più sono le ragioni che giustificano oggi, la pratica della congelazione e della

surgelazione. Ci si è resi conto che tali pratiche non solo consentono di aver sempre a portata di
mano prodotti freschi e genuini ma di realizzare delle notevoli economie sia di tempo
che di
denaro. Non va inoltre dimenticato un altro importante elemento che giustifica la pratica dalla
conservazione e surgelazione domestica: la disponibilità stagionale o periodica di certi prodotti che
sono frutto di coltivazioni o d’allevamenti familiari, quali gli ortaggi e gli animali da cortile che un
numero sempre più elevato di persone è in grado di assicurarsi con un minimo d’impegno,
impiegando utilmente parte del tempo libero disponibile.
Dalla fine dell’estate fino all’autunno inoltrato gli orti traboccano d’ortaggi e di verdure freschissime,
profumate, che ben pochi sono in grado di consumare in un breve arco di tempo e che, d’altra
parte, sarebbe un delitto sprecare o addirittura distruggere com’è capitato talvolta di vedere in
alcune zone; ebbene, poter utilizzare tutto questo ben di Dio, distribuendone sapientemente il
consumo anche nei mesi invernali – quando i prezzi salgono alle stelle e raggiungono livelli da
capogiro – oggi non è più un problema di difficile soluzione, anzi, al contrario, è diventata pratica
quotidiana, almeno per chi dispone di un buon congelatore
Lo stesso dicasi per chi si dedica all’allevamento degli animali da cortile: polli, anatre, conigli, ecc.
Perché un allevamento possa rimanere entro i rigidi limiti dell’economia e quindi possa risultare
effettivamente vantaggioso, è buona regola macellare contemporaneamente tutti i capi che hanno
raggiunto il peso adatto e distribuire nel tempo il relativo consumo; è quanto appunto consente
oggi di fare il congelatore; a tutto ciò che si accompagna economia, genuinità e freschezza dei
prodotti.
Molte sono le differenze tra il congelamento e la surgelazione:
La congelazione conserva i cibi, in quanto impedisce ai microrganismi di moltiplicarsi. Il processo
non uccide, tuttavia, tutti i tipi di batteri; pertanto quelli che sopravvivono sono anche più attivi di
prima e nel momento in cui il cibo viene scongelato si riproducono più rapidamente. Per questo un
cibo scongelato non può essere nuovamente congelato.
I cibi surgelati mantengono più di quelli conservati con altre tecniche l’aspetto degli alimenti freschi.
Bisogna tuttavia ricordare che anche la conservazione tramite il freddo produce importanti
modificazioni: l’acqua contenuta nelle cellule, al momento della congelazione, si espande e tende
a rompere le membrane cellulari, formando cristalli di ghiaccio. Nella surgelazione, processo in cui
il raffreddamento dei cibi avviene molto rapidamente, i cristallini di ghiaccio sono di dimensioni
inferiori e pertanto questo fenomeno si verifica in misura minore che durante la congelazione, più
lenta. Con la surgelazione si distruggono tutte le attività batteriche.

Vitamine dove trovarle e a cosa servono.

Composti organici, di natura e funzioni anche molto diverse, presenti in piccole quantità all’interno
dell’organismo e negli alimenti. Esse svolgono ruoli essenziali nel metabolismo, durante la crescita
e, in generale, nella conservazione della salute. Le vitamine, inoltre, contribuiscono alla produzione

degli ormoni, delle cellule del sangue, del materiale genetico e di alcuni costituenti del sistema
nervoso. In combinazione con le proteine spesso funzionano da catalizzatori, dando luogo ad
attività enzimatiche che controllano l’andamento di numerose reazioni chimiche, importanti per
l’organismo. In assenza delle vitamine, queste reazioni verrebbero a mancare o procederebbero
molto lentamente. Purtroppo, non tutti i meccanismi d’azione delle vitamine sono stati ancora
completamente chiariti.
Le vitamine vengono divise in due gruppi, a seconda che siano solubili nei grassi (liposolubili) o in
acqua (idrosolubili). Sono liposolubili le vitamine A, D, E e K, che si trovano in alimenti contenenti
grassi e possono essere accumulate nel tessuto adiposo dell’organismo. Le vitamine del gruppo B
e la vitamina C, invece, sono vitamine idrosolubili e, dal momento che non possono essere
conservate, devono essere assunte di frequente.
A eccezione della vitamina D, che può essere prodotta autonomamente dall’organismo, tutte le
altre devono essere presenti in una dieta corretta ed equilibrata. Una carenza vitaminica, anche
detta avitaminosi, può provocare, infatti, disfunzioni fisiologiche e del metabolismo. Nel corso di
diete speciali, nelle malattie da malassorbimento o durante la gravidanza e l’allattamento, possono
rendersi necessarie integrazioni vitaminiche di rafforzamento del metabolismo. È inoltre opinione
comune che un supplemento costante di vitamine nell’alimentazione sia in grado di prevenire molti
tipi di malattie, dal raffreddore al cancro. In realtà questi composti, se assunti in dosi eccessive,
possono interferire con l’azione di altre vitamine, anche se l’eccedenza viene rapidamente escreta
all’esterno dell’organismo.
Vitamina A
Detta anche retinolo, la vitamina A è un derivato dal carotene; influenza la formazione e la salute
della pelle, delle mucose, delle ossa e dei denti e ha anche effetti sulla vista e sulla riproduzione.
La carenza di vitamina A si manifesta con fenomeni di cecità notturna (emeralopia), di eccessiva
secchezza della cute, di scarsa secrezione delle mucose, che determina una predisposizione alle
infezioni batteriche, e un ridotto funzionamento delle ghiandole lacrimali (con danno per la naturale
umidità degli occhi). La vitamina A si trova in carote, spinaci, pomodori, latte, burro, uova e olio di
fegato di merluzzo.
Vitamine del gruppo B
Le vitamine del gruppo B sono fragili composti idrosolubili, molti dei quali rivestono una particolare
importanza nel metabolismo di carboidrati, proteine e grassi.
B1
La tiamina, o vitamina B1, è una delle sostanze coinvolte nell’utilizzo dell’energia dei carboidrati.
Gli alimenti più ricchi di tiamina sono le carni, il lievito di birra, le uova, gli ortaggi a foglie verdi, il
germe di grano.
B2
La riboflavina, o vitamina B2, combinandosi a un enzima, contribuisce insieme a questo al
metabolismo di carboidrati, grassi e proteine. Una sua carenza può causare alterazioni delle
mucose, soprattutto attorno al naso e alle labbra, e ipersensibilità alla luce. Le fonti alimentari più
ricche di riboflavina sono le stesse della vitamina B1.
B3
Anche la niacina, o vitamina B3, favorisce la trasformazione dei nutrienti in energia. La carenza di
niacina provoca la pellagra. Le migliori fonti di niacina sono il fegato, la carne, il germe di grano, le
arachidi, il lievito di birra.
B6
La piridossina, o vitamina B6, svolge un ruolo essenziale per il metabolismo degli amminoacidi e
contribuisce alla produzione dei globuli rossi e all’utilizzo dei grassi da parte dell’organismo. La
carenza di piridossina è caratterizzata da disturbi dermatologici, comparsa di ragadi agli angoli
della bocca, perdita della caratteristica rugosità della lingua, convulsioni, stordimento, nausea,
anemia e calcoli renali. La piridossina si trova soprattutto nel germe di grano, nel fegato e nel
lievito.
B12
La cobalamina, o vitamina B12, è necessaria all’organismo in quantità minime per la produzione di
alcune proteine e dei globuli rossi e per il funzionamento del sistema nervoso. La carenza di
vitamina B12 può dare luogo all’anemia perniciosa e a malattie del sistema nervoso periferico. Si
trova in alimenti di origine animale, come fegato, reni, carne, pesce, uova e latte.
Altre vitamine del gruppo B
L’acido folico, o folacina, è necessario alla produzione di diverse proteine, tra le quali l’emoglobina.
Può contribuire al trattamento di alcune forme di anemia e delle sindromi da malassorbimento. La
carenza di acido folico è piuttosto rara (fonti alimentari sono le interiora, le verdure a foglia verde, i
legumi, le noci, i cereali integrali e il lievito di birra). L’acido folico va perduto negli alimenti
conservati a temperatura ambiente e durante la cottura. A differenza di altre vitamine idrosolubili,
l’acido folico viene conservato nel fegato e non deve, perciò, essere assunto tutti i giorni.
L’acido pantotenico svolge un ruolo ancora non del tutto chiaro nel metabolismo di proteine,
carboidrati e grassi. È abbondante in molti alimenti e viene prodotto, inoltre, dai batteri intestinali.
La biotina, una vitamina del gruppo B anch’essa sintetizzata dai batteri intestinali e ampiamente
presente negli alimenti, svolge un ruolo importante nella produzione degli acidi grassi e nella
trasformazione dei carboidrati in energia. Non sono note carenze di biotina nell’uomo.
Vitamina C
La vitamina C, o acido ascorbico, svolge ruoli importanti nella difesa dell’organismo dalle infezioni,
nel metabolismo e nella riparazione e nel mantenimento di diversi tessuti. La carenza di acido
ascorbico causa lo scorbuto. L’acido ascorbico sembra avere un’efficace azione antiossidante e
protettiva contro l’azione dei radicali liberi e se viene assunto in eccesso viene rapidamente
escreto con l’urina. Fonti alimentari di vitamina C sono gli agrumi, le fragole fresche, il melone,
l’ananas, il cavolfiore, i pomodori, gli spinaci, i peperoni verdi, da consumare crudi o cotti non
troppo a lungo.
Vitamina D
La vitamina D è necessaria alla formazione e al mantenimento di ossa e denti, oltre che alla
ritenzione di calcio e fosforo nell’organismo. Si ricava dal tuorlo d’uovo, dal fegato e dal tonno;
viene prodotta anche dall’organismo per l’azione sulla pelle dei raggi ultravioletti del sole. La
carenza di vitamina D determina il rachitismo, che colpisce i bambini. Come le altre vitamine
liposolubili, viene accumulata all’interno del corpo; quindi, un’ingestione eccessiva può dare luogo
a intossicazioni.
Vitamina E
Il ruolo della vitamina E, o tocoferolo, nel corpo umano non è stato ancora completamente chiarito,
anche se sembra essere una sostanza nutritiva essenziale per molte specie di vertebrati. Essa
protegge l’integrità dei globuli rossi e sembra rallentare i processi di invecchiamento
dell’organismo. È presente negli oli vegetali, nel germe di grano e nelle verdure a foglia verde.
Benché la vitamina E venga accumulata all’interno dell’organismo, dosi in eccesso non sembrano
avere effetti tossici particolarmente rilevanti.
Vitamina K
La vitamina K è indispensabile nelle reazioni di coagulazione del sangue. Le fonti più abbondanti di
vitamina K sono l’erba medica e il fegato di pesce, che vengono usati per la preparazione di
concentrati di questa vitamina. Fonti alimentari sono le verdure a foglia verde, il tuorlo dell’uovo,
l’olio di soia e il fegato. In un adulto sano, un’alimentazione normale e la sintesi da parte dei batteri
intestinali sono in genere sufficienti a fornire all’organismo la vitamina K in quantità adeguata.
Problemi a carico dell’apparato digerente possono limitare l’assimilazione di vitamina K e causare,
quindi, lievi alterazioni della coagulazione.

Dieta funzione degli alimenti

Gli alimenti nel loro complesso possono essere classificati, secondo un criterio merceologico, in:
cereali; legumi; tuberi e radici amidacee; frutta e verdura; carne, pesce e uova; latte e latticini;
grassi e oli; zuccheri, conserve e sciroppi.

I cereali, che comprendono, tra gli altri, frumento, riso, mais, miglio, sono alimenti ricchi di amido e
rappresentano una fonte di energia immediatamente disponibile. La concentrazione di proteine
all’interno dei cereali non è elevata e quindi, in una dieta bilanciata, è necessario assumere anche
altri alimenti più ricchi di proteine, per poter disporre di tutti gli amminoacidi essenziali. La farina
bianca di frumento e il riso brillato, rispetto ai cereali integrali, sono meno ricchi di fibre, vitamine e
minerali.
Tra i legumi si trovano fagioli, piselli, lenticchie, granaglie, arachidi, ricchi sia di amido sia di
proteine. Abbinati ai cereali, costituiscono una dieta equilibrata e relativamente economica. A
tuberi e radici particolarmente ricchi in amidi, vitamine e minerali, appartengono diverse varietà di
patate, patate dolci, tapioca.
La frutta e gli ortaggi costituiscono una fonte di minerali e vitamine non presenti nelle diete a base
di cereali: la vitamina C, ad esempio, è particolarmente concentrata negli agrumi; la vitamina A è
ricavata dal carotene delle verdure a foglia verde e dalle carote. Frutta e ortaggi, inoltre, sono
particolarmente ricchi di fibre, utili a facilitare il passaggio del cibo lungo il tubo digerente, e di
vitamine idrosolubili, che è preferibile assumere da alimenti freschi, crudi più che cotti, poiché la
loro struttura chimica viene facilmente degradata da trattamenti quali la cottura o la surgelazione
(vedi Trattamento e conservazione degli alimenti).
La carne, il pesce e le uova forniscono tutti gli amminoacidi essenziali, necessari all’organismo per
soddisfare il fabbisogno proteico. In genere, la carne contiene circa il 20% di proteine, il 20% di
grassi e il 60% di acqua. Nelle interiora si trovano, invece, soprattutto vitamine e minerali. I pesci
sono ricchi di proteine e, in certi casi, di oli particolarmente concentrati in vitamina D e A.
Il latte e i latticini (formaggio, yogurt, gelati, panna, fiocchi di latte) sono tutti ben noti per la loro
abbondanza di calcio, fosforo e proteine. Il latte è ricco anche di vitamine, che tuttavia perde in
parte in seguito al processo di pastorizzazione. Il latte è un alimento completo per i primi mesi di
vita del neonato e continua a rivestire un ruolo molto importante per tutta la crescita; negli adulti
non va assunto in quantità eccessiva, poiché può provocare un accumulo di acidi grassi insaturi
nel sangue.
I lipidi sono rappresentati da grassi e oli come il burro, il lardo, gli oli vegetali, che sono alimenti
fortemente calorici, ma di scarsa qualità nutritiva.
Le conserve e gli sciroppi possiedono soprattutto zuccheri semplici, in elevata concentrazione; per
questo motivo, il loro consumo deve essere contenuto.