Sucidio di Tiziana Cantore – Chi ha condiviso i VIDEO DEVE PAGARE! l’ACCUSA E’ DI ISTIGAZIONE AL SUICIDIO

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15 settembre 2016 Nel fascicolo dell`inchiesta che la Procura di Napoli nord ha avviato sulla morte di Tiziana Cantone, la 31enne che ieri si è tolta la vita nella sua casa a Mugnano, saranno acquisiti anche gli atti della causa civile che la 31enne aveva intentato appellandosi al diritto all`oblio e chiedendo a vari social e motori di ricerca di rimuovere i video hard diventati virali. L`inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Greco e dal sostituto procuratore Rossana Esposito, segue per il momento l`ipotesi dell`istigazione al suicidio, ma non si esclude la possibilità di valutare altri reati come lo stalking.

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Due mesi fa, a luglio, la 31enne aveva ottenuto l`autorizzazione a cambiare il proprio cognome acquisendo quello della madre. Era stata la stessa Tiziana ad avviare la pratica per quel cambio di identità, lo aveva deciso a novembre 2015, cinque mesi dopo la diffusione sul web del video hot che la ritraeva in momenti di intimità con un uomo.

L`8 agosto scorso, poi, era arrivata anche la decisione del giudice del Tribunale di Napoli nord Monica Marrazzo che accoglieva parzialmente la richiesta di Tiziana, assistita dall`avvocato Roberta Foglia Manzillo, e condannava Facebook, Sem srl, Ernesto Alaimo, Pasquale Ambrosino e Rg produzioni a rimuovere i video e a versare in favore della ricorrente circa 21mila euro complessivi, condannando di contro anche la stessa Tiziana, considerata consenziente, al pagamento di circa ventimila euro complessive come rimborso spese in favore di Google ideas, YouTube LLc, Yahoo Italia, Citynews.

 Soro: la tutela di chi finisce in questi meccanismi è impossibile “Possiamo parlare della maggiore o minore efficacia degli strumenti, della lentezza dei giudici o degli organi di controllo, però bisogna anche essere onesti: la tutela di una persona che finisce in un meccanismo del genere è praticamente impossibile”. Lo dice alla Stampa il garante per la privacy Antonello Soro commentando il caso di Tiziana Cantone, la donna che si è tolta la vita perché perseguitata dal filmino hot diffuso su internet.

Il diritto all’oblio, spiega Soro, “c’è ed è tutelato, ma non sempre basta a eliminare le conseguenze provocate da una diffusione virale e non risolve il problema che è a monte e che è il vero motore di questi drammi. La prima questione è quella della consapevolezza delle insidie che affrontiamo ogni volta che consegniamo alla Rete pezzi sempre più importanti della nostra vita privata. Una consapevolezza carente”, sottolinea. E poi ci sono “la ferocia e la violenza della nostra società. I social network sono lo specchio della mancanza di rispetto nei confronti delle altre persone, il continuo calpestare la dignità degli altri.  una questione che viaggia in parallelo con il diritto alla privacy: quando riguarda noi, lo difendiamo con le unghie e con i denti.

Quando riguarda gli altri…. Il diritto all’oblio ci pone interrogativi più generali, ma interviene sul mezzo – Internet – non sulle persone che popolano internet. Si può certamente cancellare, correggere errori pubblicati in rete, ma è impossibile una rimozione totale se prima non si interviene sul livello di odio e sull’invasione della sfera privata delle persone”.

Quello dell’eliminazione di un video da una piattaforma in rete è un tema “complicato”, sottolinea Soro, “che oscilla su posizioni estreme: penso per esempio alle recenti polemiche sull’utilizzo di un algoritmo che censura la foto storica di Kim Phuc della bambina che scappa dall’attacco al napalm in Vietnam perché la riconosce come possibile foto pedopornografica e al prendere tempo di un social network di fornire alla Procura di Milano le conversazioni di due terroristi che poi sono fuggiti”.    Per il garante ci si può difendere “educando, introducendo la materia di educazione civica digitale fin dalla prima elementare”.

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